Il Sole24ore spiega il sito
per i professionisti
Pareri legali via chat gratuita dalla scrivania di casa. Blogger
favorevoli alle liberalizzazioni "targate" Bersani con
rimandi al proprio studio legale. Ma anche i primi spot pubblicitari,
in salsa casalinga, in onda con un click sulla vetrina, per esempio,
di YouTube. Un po' per protagonismo, un po' per fare business, avvocati,
commercialisti, notai sono sempre più presenti sulla rete.
Sono stati costretti per anni, e con qualche ritrosia, a informatizzare
i sistemi di trasmissione, a dialogare con i siti delle Entrate
e quelli istituzionali. E la caduta degli ultimi paletti alla pubblicità
– dopo l'entrata in vigore del primo Dl Bersani sulle liberalizzazioni,
oltre un anno fa – ha aperto ai professionisti iscritti agli
Albi strade inesplorate per farsi conoscere. Ma la velocità
cui viaggiano le possibilità offerte da una tecnologia sempre
più integrata rischia di travolgere i paletti tradizionali
della deontologia, della comunicazione «corretta e veritiera»,
del «divieto di accaparramento della clientela». E fa
soprattutto breccia tra i professionisti under 40: informatizzati,
in cerca di un mercato e pronti a sperimentare.
Siti personali e video-spot
Il filone pubblicitario più numeroso, in rete, è quello
dei siti degli studi legali. Il comma 4 dell'articolo 17-bis del
Codico deontologico forense chiarisce che «l'avvocato può
utilizzare i siti web con domini propri e direttamente riconducibili
a sé, previa comunicazione al Consiglio dell'Ordine».
Tanto che sono nate anche società specializzate nella creazione
di siti per studi legali.
«Gli avvocati maturi – spiega, per esempio, il titolare
di Opelegis.net – non credono nelle potenzialità della
rete, a differenza dei più giovani, che però hanno
pochi soldi e preferiscono il fai-da-te». In un anno la società
ha realizzato una ventina di siti web per studi. Tariffe: dai 300
ai mille euro per realizzarlo (a parte le spese di aggiornamento
e mantenimento del dominio in cima ai motori più "gettonati").
Sui quali si intercettano anche i primi pionieristici videospot
di legali che, seduti alla propria scrivania, presentano il loro
studio e i servizi offerti. Ma c'è anche chi si spinge oltre,
e si lancia in filmati amatoriali, con voce fuori campo e immagini
di dissapori coniugali e sinistri per "raccontare" i servizi
offerti.
I blog
Nel codice deontologico non sono mai menzionati. Ma il vero fenomeno
nella comunicazione professionale è il blog. Innanzitutto,
perchè è gratis. È uno spazio in rete in cui
si può scrivere, inserire foto e video appoggiandosi a una
piattaforma. Diari personali facilmente aggiornabili.
Ma chi è veramente responsabile dei contenuti, dei pareri
legali attorno cui si anima la community? «Sono un appassionato
della rete - spiega l'avvocato Michele Antonio Giliberti - e già
da un paio d'anni gestisco un blog personale. Così è
nata l'idea di aprirne uno per pubblicizzare lo studio. È
soprattutto uno spazio virtuale in cui dialogare e confrontarsi
con gli altri». Per i blog non esiste una normativa di riferimento.
«Non avendo regole da seguire – afferma Giliberti –
mi sono guardato attorno e attenuto a quello che pubblicano anche
gli altri colleghi». E quando su qualche blog si raccontano
i "successi" dell'avvocato o del suo studio, dove si fissa
il confine della pubblicità elogiativa o dell'accaparramento
della clientela, entrambi proibiti?
Da strumento di promozione a mezzo di comunicazione tra avvocato
e cliente il passo è breve. Uno studio milanese ha attivato
Skype: ovvero, il software che permette di conversare attraverso
il computer. Gratis o quasi. Per trovare un professionista è
necessario iscriversi a una piattaforma a pagamento. Per gli utenti
c'è anche un incentivo: chiunque si registra può indicare
il costo al minuto per la consulenza offerta – nel caso specifico
150 euro l'ora circa – e ricevere il pagamento via PayPal
appena conclusa la conversazione.
La deontologia
«L'articolo 17 bis del Codice – spiega il presidente
del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa – non limita i
mezzi da usare. Radio, Tv, web, la pubblicità è libera.
Il controllo è semmai nei contenuti, veritieri, corretti
e verificabili. Ma è impossibile vigilare sull'intera rete.
Inoltre, la consulenza legale non è materia riservata, dunque
chiunque può dispensare consigli su video in rete».
Le armi degli Ordini – ammette Alpa – sono spuntate.
«Dei blog non ci siamo occupati ma sono un fenomeno da studiare.
Con un'interpetazione estensiva si potrebbero assimilare ai siti
web». Ma come si vigila sui contenuti di un "diario"
in continuo aggiornamento? «Il fatto è che mezzi e
contenuti sono del tutto impalpabili. Se scrivo informazioni scorrette,
aggressive, errate o lesive, si possono cancellare, chiudere il
sito o il blog in ogni momento». Insomma, le guardie rischiano
di intervenire quando i buoi sono già scappati.
1 settembre 2007
Fonte: www.ilsole24ore.com articolo di Laura Cavestri e Francesca
Milano